DICÒ – INAUGURATO LA SUA MOSTRA AL VITTORIANO

DICÒ – L’ALTRO IERI L’ARTISTA HA INAUGURATO LA SUA MOSTRA AL VITTORIANO CON SGARBI, MONSIGNOR PAGLIA, VALERIA MARINI, L’EX VICEPRESIDENTE DEL CSM MICHELE VIETTI

Catrinel Marlon e Valeria Marini, ambedue in outfit rosso, il calciatore Vincent Candelà, Cristiana Pedersoli, Fanny Cadeo, Paola Saluzzi in total white, Sara Varone e il fusto Antonio Palmese, quest’ultimo reduce da Ballando con le stelle.

Sono alcuni dei tanti amici vip che raggiungono l’Ala Brasini del Vittoriano per la prima dell’interessante mostra dal titolo Dicò-Combustioni: manifestazione artistica del Neo-Pop che è tutto un fiorire di neon colorati per illuminare i miti degli anni Sessanta-Settanta. Da Marilyn alla Gioconda, da Gandhi a Fidel Castro, da Mohammad Alì a Gianni Agnelli. Star avvolte in lastre di materiale plastico, bruciato e poi piegato, che affascinano il maestro del legno Ferdinando Codognotto e Vittorio Sgarbi, autore di una delle prefazioni del catalogo.

«Mi sento come un osservatore di un tempo perduto – dice quest’ultimo – di un periodo in cui Dico’ era adolescente e osservata tutto intorno a lui, con meraviglia infantile, quelli che considerava i suoi idoli, che oggi ripropone in dimensione onirica». Di fronte alla monumentale entrata a due passi dal Foro Romano l’atmosfera è quasi da discoteca, con musica altissima e brindisi sulle scale. C’è perfino una pittrice che ritrae su tela, seduta su un gradino, una bimba bionda. La folla entra tutta insieme per ammirare le 40 opere esposte, alcune delle quali presentate per la prima volta al pubblico. Un originale universo espressivo che unisce gli echi di Warhol e Burri con la Street Art.

«Dicò spiega il curatore Lamberto Petrecca – utilizza i personaggi già ampiamente massificati dai media e li trasfigura rendendoli nuovameLnte unici grazie alla combustione. Non fa quindi del fuoco un uso distruttivo e iconoclasta, ma un uso rivitalizzante e quasi grazioso». E sono in tanti, tra un pezzo e l’altro, ad essere rapiti da questa dirompente tecnica. L’autore, accompagnato dalla sua dolce metà Roberta Oliaro, è di poche parole. Parlano, per lui, i suoi lavori. «Per me – aggiunge Sgarbi – Dico’ è un’edizione attuale di Andy Warhol». Del resto si rimane davvero colpiti da questi plastici e combusti che alla fine sembrano personaggi veri e reali.

I ritratti di Dicò, commenta qualcuno, diventano così quasi primi piani cinematografici. Ammirano la tecnica e i colori accesi anche il magistrato Antonio Marini, l’imprenditore Roberto Wirth con il figlio Roberto, il maestro Gerardo Di Lella, la conduttrice Myriam Fecchi e il regista-attore Francesco Apolloni. Ecco Antonella Salvucci, con un film in uscita. Si brinda e si chiacchiera fino a tardi tra il buffet esterno e gli artistici interni. E solo a tarda notte la folla inizia ad allontanarsi. Proprio come una festa anni Settanta in cui non è mai abbastanza tardi.

Comunicato Stampa: Lucilla Quaglia per ‘Il Messaggero

Link: Dagospia.com

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